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Benvenuti in Sicilia Oggi è Mercoledì 23/07/2008 e sono le ore: 22.19.08 OK Notizie
News da ANSA.IT
Giovanni Frangipane - Storie e anedotti del ciclismo siciliano - Le corse ad handicap di Vittorio Marsala - Cristian La Grassa nipote del velocista Giuseppe La Grassa, degno avversario di Giovanni Frangipane

STORIE E ANEDDOTI DEL PODISMO SICILIANO

Ancora il siciliano Giovanni Frangipane in testa alla classifica degli italiani meglio classificati nella prova di velocità dei 100 metri piani.

Nella storia dei Giochi Olimpici moderni gli italiani dai piedi veloci hanno vinto due medaglie d'oro nei 200 metri, con Livio Berruti(Roma 1960) e Pietro Mennea(Mosca 1980), ma nei 100 metri il migliore piazzamento, la semifinale fra i primi dodici, è stato meritato dal palermitano Giovanni Frangipane nell'olimpiade di Parigi del 1924...Giovanni Frangipane fu atleta polivalentente e buon calciatore del Palermo: la sua velocità di base faceva ammattire i terzini vecchia maniera, robusti e statici; non era un cannoniere come lo saranno Carlo Radice e Luca Toni, in compenso era capace di correre i 100 metri in 10"e8/10(nel 1923) ad un solo decimo dal primato italiano. Il record, che in Sicilia fu migliorato dal catanese Saro Porto ben 26 anni dopo, fu realizzato in una corsa ad 'handicap', ideata da Vittorio Marsala, allenatore di Giovanni Frangipane ed anche presidente della Fidal(locale). La corsa ad 'handicap' era allora un mezzo adottato nelle riunioni di atletica degli States: per rendere più interessanti le competizioni, si assegnava un vantaggio in termini di spazio agli atleti accreditati di tempi più pesanti, che dunque percorrevano meno distanza rispetto agli atleti più qualificati nei riscontri cronometrici. Frangipane dell'U.S.Indipendente, gareggiò a Palermo l'8 luglio del 1923 in una manifestazione organizzata dall' U.S.Palermo Calcio, per dare lustro al giovane campione duranta una sua breve licenza militare da Bari. Giovanni non riuscì a colmare l'handicap che lo separava da Salvatore Trimarchi(m.5,50 più 1 metro a causa di una sua falsa partenza), ma al traguardo i cronometri si bloccarono su 10"8/10 e Vittorio Marsala ebbe la conferma che l'handicap funzionava.
Come la partenza delle buchette, a 4 appoggi, l'accorgimento della corsa ad handicap era stato copiato negli States dalle corse dei cani. Oggi nei meeting l'allenamento con l'handicap ha fatto strada con l'utilizzo delle lepri, che dettano la cadenza, come pacemaker della corsa di resistenza; negli anni '20 Vittorio Marsala aveva lanciato le lepri anche nelle corse veloci.
Giovanni Frangipane, in quell'8 luglio vinse anche il salto in lungo, saltando m.6,57: misura che lo collocava al quarto posto nella graduatoria nazionale. In questi tempi di celebrazioni rosanero citiamo un altro calciatore-atleta del Palermo anni '50, il messinese Ciccio La Rosa, centravanti, che fu campione di decathlon con la lombarda Pro-Patria. Oggi la specializzazione dei ruoli ricoperti non concedono spazio alla alla divagazione verso l'atletica dei campioni, prima voce del patrimonio miliardario dei Club. Per questo motivo non possiamo prendere come oro colato i tempi attorno ai 10"8/10 sui 100m. attribuiti al messinese Parisi, che vale almeno 11" netti, nè altri ragguagli di calciatori velocisti come Shevchenko e Suazo. Soltanto il pugno forte della dittatura fascista impose il "brevetto di atletica"(il raggiungimento di alcuni limiti in almeno tre specialità)ai calciatori.
Ritorniamo a Giovanni Frangipane e ai suoi avversari palermitani, come Salvatore Trimarchi, Michele Graziano e Giuseppe La Grassa. Quest'ultimo era un ottimo partente, dominava le gare fino ai novanta metri, poi era costretto a cedere alle falcate imperiose di Frangipane. Lo speed di Giuseppe La Grassa rivive nel nipote Cristian, uno dei rari casi di olimpico del bob, specialità nordica, nato e cresciuto al sole della Conca d'oro.
Vittorio Marsala nel dopo guerra non partecipò al rilancio dell'atletica siciliana; vi ritornò casualmente tra il '68 e il '69 e non fu compreso dai dirigenti, più avviati al management e lontani dal romanticismo decuobertiniano. Il Cavaliere, così chiamavano Vittorio Marsala gli addetti ai lavori, pur avvicinandosi agli 80 anni, ripropose le sue gare, i suoi allenamenti, e firmò artistiche targhe che assegnava ai vincitori delle corse con handicap.
Pino Clemente-da La Gazzetta dello sport del 13 agosto 2004.
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