Per una legge sul lavoro più vicina allo spirito del giuslavorista Marco Biagi
Aumenta il numero dei lavoratori precari, l'imprenditoria italiana "cresce" sulle loro spalle.L'intento di Marco Biagi frustrato dalla legge omonima che non prevede un passaggio dei lavoratori atipici e per merito e per formazione(quest'ultima cenerentola presso le aziende che utilizzano questi lavoratori)a un contratto a tempo indeterminato.
Contratti a tempo indeterminato per tutti, dopo un periodo di prova di sei mesi e uno di inserimento di tre anni, salario minimo di 826 euro al mese, contributi previdenziali al 33 per cento: è la proposta presentata oggi al Festival dell'Economia di Trento da Pietro Garibaldi, professore di economia all'Università di Torino.
Dal '96 a oggi sono stati creati circa 2,5 milioni di posti di lavoro, una crescita che ha fatto quasi gridare al miracolo e che ha permesso al tasso di disoccupazione di scendere in 10 anni dal 12 al 7 per cento. Nella realtà non c'è stato alcun miracolo: il 60 per cento di questi nuovi posti di lavoro sono 'atipici', vale a dire 32 per cento in part-time permanente, 14 per cento a tempo determinato e per il 13 per cento sono forme di collaborazione. Le conseguenze sociali e umane di un contratto atipico sono state ampiamente denunciate negli anni da sindacati e lavoratori: carenza di prospettive, di motivazione, salari bassi, precarietà del lavoro che si traduce in precarietà dell'esistenza.
Ma il nodo che il Festival dell'Economia, incentrato quest'anno sul tema 'Capitale umano, capitale sociale', intende affrontare è un altro: i cosiddetti contratti atipici non convengono al sistema Paese, frenano lo sviluppo, la crescita, il progresso. "I problemi principali legati ai contratti atipici - spiega Garibaldi - sono la poca formazione, la previdenza e il dualismo, cioè l'impossibilità di passare all'altra fascia di mercato, quella dei contratti a tempo indeterminato, una volta che si è iniziato un percorso da lavoratore precario (ci riescono in media non più del 10 per cento degli atipici)".
"Il sistema - sottolinea l'economista - non è sostenibile intanto dal punto di vista previdenziale: tra 30 anni avremo alcuni milioni di persone che andranno in pensione senza una copertura adeguata. Ma c'è anche il problema della formazione: non s'investe sui precari, o comunque s'investe molto meno rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. (repubblica.it 02/6/07)