Passione politica o prassi burocratica? Politici, un esercito... Agosto 2006. Da qualche anno a questa parte l'uomo della strada si chiede come mai siano così tanti gli uomini politici, gli uomini che rappresentano i cittadini alle varie assemblee democratiche. In Italia ci rappresentano uomini(fra cui sempre pochissime donne) al parlamenti europeo, alla Camera, al Senato, alle Regioni, alle Provincie(che nell' ultimo trentennio sono aumentee da 92 a 110), ai Comuni(e ce ne sono anche molto piccoli di meno di 1000 abitanti che hanno il loro consiglio comunale), alle circoscrizioni(per i comuni più grandi). I politici sono un esercito, considerando che quelli del parlamento europeo, della Camera, del Senato e anche quelli che siedono in alcuni consigli regionali hanno pure un addetto di segreteria(il famoso portaborse). In Italia, inoltre, c'è un'altra particolarità. Il numero dei partiti è incredibilmente alto. E' vera passione o business. Sta di fatto che gli iscritti ai partiti, cioè la vera base dei partiti, da cui un tempo venivano i soldi per la cura o la sopravvivenza delle organizzazioni partitiche, sono fortemente diminuiti. Da qualche decennio è vigente la legge del finanziamento delle organizzazioni politiche. Ma all'uomo della strada non sfugge che questi soldi che vengono dallo Stato e quindi dagli stessi cittadini possono tutt'al più servire per la normale amministrazione dei partiti che hanno i loro dirigenti, i loro impiegati, gli affitti degli immobili, le spese logistiche, della comunicazione ecc.ecc.. Per le battaglie elettorali servono altri soldi, altri finanziamenti. Anche due, tre mesi prima di una votazione comincia la battaglia elettorale. I candidati fanno riunioni spesso con gli elettori a volte con un trattenimento. Poi ci sono le spese per la propaganda, il volantinaggio, schedine da distribuire, depliants, brochures con tutto il curriculum, lettere da inviare a tutte le persone appena conosciute o spesso sconosciute(in questo caso non viene rispettata la privacy). E infine, la spesa più rilevante, i manifesti elettorali, a volte giganteschi. Per una campagna elettorale un candidato con buone chances di essere eletto all'assemblea regionale siciliana, a quanto si dice, spesso spende più di quanto possano guadagnare in un anno 50 giovani co.co.pro. della legge Biagi. E' una offesa al senso civico, alla nazione, alle giovani generazioni. Qualcuno obbietterà che sono i privati a finanziare la campagna. La risposta arriva subito. E questi privati si aspettano o non si aspettano nulla da coloro che hanno finanziato? Il caso eclatante di oggi è quello del gruppo Benetton. Il gruppo Benetton prima della campagna elettorale per il rinnovo del parlamento ha finanziato tutti i partiti, anche l'"Italia dei valori" con contributi pesanti in percentuale della loro presenza in parlamento. Forse era già in pentola la desione di fondere il gruppo Autostrade Spa con il gruppo spagnolo Abertis? Chi lo sa? Ma giusto il ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro non ha dato il nulla osta alla fusione. Altri uomini politici al posto di Di Pietro si sarebbero comportati alla stessa stregua? Ma ritornando all'esercito dei politici si può dire che oggi c'è un'opinione pubblica che è convinta che diminuirne il numero è bene. Su questa strada sono le proposte dei due schieramenti politici, la CDL e l'Unione, per uno sfoltimento sia dei componenti la Camera, sia dei componenti il Senato. Ed inoltre si fanno sentire voci autorevoli che auspicano l'abolizione delle Provincie, con il passaggio delle loro funzioni istituzionali alle Regioni. Più che il costo in sè(si protrebbero risparmiare circa 110 milioni di euro come si è letto qualche giorno fà sul Sole 24 Ore) l'abolizione delle Provincie sarebbe utile perchè ci eviterebbe una tornata elettorale con tutto quello che le gira intorno. |
Politica industriale e salvaguardia demografica Le scale delle telecomunicazioni:
c'è chi sale e c'è chi scende. Agosto 2006. Riduzioni tra il 13 e il 16%. Nel periodo
primo settembre 2005-primo luglio 2008, ricorda il garante dell'antitrust
italiano,
Tim
e Vodafone
abbasseranno progressivamente le tariffe di terminazione sulla propria
rete (ossia i costi delle chiamate ai cellulari) del 13% all'anno; Wind
del 16% all'anno(per questa sperequazione tra Tim, Vodafone e Wind, i
comissari UE dell'antitrust vogliono vederci chiaro). La riduzione dei
ricavi per gli operatori mobili, che in larga parte andrà a beneficio
dei consumatori finali, sarà di circa 1,8 miliardi di euro. Tendenza
simile anche per i collegamenti Adsl, che sono scesi mediamente in sei
mesi del 50% e "possono diminuire ancora".In calo anche la
telefonia fissa. Nel 2005, sottolinea ancora Calabrò nella relazione,
i prezzi dei servizi di telefonia fissa sono diminuiti dello 0,6%, a
fronte di un aumento dell'inflazione dell'1,9%. Complessivamente, nel
periodo dal 1998 al 2005, i prezzi finali dei servizi di telefonia sono
diminuiti del 15%, a fronte di un aumento medio dell'indice dei prezzi
al consumo del 17%, e di una crescita del 15% dei prezzi del complesso
dei servizi di pubblica utilità. Il boom dei lavoratori dei call center è iniziato con le compagnie telefoniche mobili. Queste compagnie guadagnano soldi a palate e non hanno problemi di mercato e di materie prime. Hanno tanti guadagni da remunerare profumatamente i loro azionisti e dare buste d'oro ai loro dirigenti. Non conoscono crisi tanto che non fanno mai aumenti di capitale. Telecom Italia più di un anno fà ha lanciato un'opa(offerta
pubblica di acquisto)sul 40% circa della controllata Tim. Perchè Tim,
una compagnia di telefonia mobile, è la gallina che fa le uova
d'oro. L'opa è riuscita e ora Telecom Italia guadagna di più e
remunera meglio gli azionisti. Altre compagnie di telefonia mobile guadagnano
molto bene. Sono invero le compagnie di telefonia fissa che cominciano
a boccheggiare. Perchè gli investimenti nella telefonia fissa
devono essere massivi e la concorrenza è spietata. L'unico campo
in Europa in cui le regole concorrenziali dettate dalle UE funzionano è il
campo delle telecomunicazioni. Perchè avviene ciò è incomprensibile
o meglio abbisogna di uno studio molto vasto e approfondito. Comunque
per ogni linea telefonica fissa in Italia viene pagato un canone, bloccato
da alcuni anni. Quindi non ci sono presupposti di tipo economico, se
non il risparmio a tutti i costi, se non il profitto per i proprietari
e per gli azionisti, per non concedere un contratto di lavoro subordinato
agli addetti call center in-bound. Probabilmente piccole compagnie di
telefonia fissa e di internet avranno difficoltà ad adeguarsi.
Potranno organizzare col tempo i loro call center in-bound in Argentina,
in Romania dove molti abitanti parlano italiano, ma sicuramente tali
call center non brilleranno per qualità. Interessante quanto scrive Claudio Cugusi sui lavoratori
di call center sul libro "Gli schiavi elettronici della new economy" uscito
nel 2005.
Gli schiavi elettronici della new economy Introduzione Regolari e clandestini: in Italia sono almeno quattrocentomila i lavoratori
dei call center, carne da cannone a guardia di batterie di computer e
telefoni sistemati dentro capannoni di periferia delle metropoli. |
Politica industriale e salvaguardia demografica FIAT E' UN GRANDE MARCHIO ANZI UN MARCHIONNE Torino 11-06-2006. Nel corso dell'assemblea degli imprenditori piemontesi
molto eco ha riscosso una relazione di Sergio Marchionne, amministratore
delegato della Fiat.Il numero uno di Fiat Group ha ripercorso il cammino
che ha permesso al Lingotto di risollevarsi da una crisi che l'Economist,
la «ghigliottina» editoriale britannica, aveva con troppo
anticipo definito «Un caso irreparabile». Marchionne, comunque,
non ha esitato a sottolineare come il management sia riuscito «ad
allontanare l'azienda dalla minaccia di estinzione». E una parte
fondamentale nell'operazione salvataggio, secondo l'amministratore delegato
del Lingotto, ha avuto come protagonista l'azionista Ifil. « Senza
questo sostegno - ha ricordato Marchionne - il gruppo non avrebbe potuto
avviarsi sulla strada del risanamento. |
Boom del prezo delle case Gennaio 2005 - Negli ultimi 27 anni abbiamo assistito a un boom del mattone incredibile. Un investimento di 10, 11mila euro nel mattone(proprietà piena di immobili, di appartamenti di civili abitazioni)nel 1978 si è potuto tramutare nel 2005, dopo il disinvestimento, in una somma anche di 220 mila euro in molte città italiane (di più nelle grandi città, di meno nei centri piccoli). Questa performance è dovuta a dei fattori oggettivi. Nel 1978 i tassi dei mutui erano elevatissimi(17-18 per cento) mentre i fitti erano bloccati.Quindi il mattone non era un investimento appetibile.Nel 1980 l'equo canone sblocca i fitti e li regola secondo alcuni parametri.. Nel 1998 l'equo canone viene messo in soffitta e i fitti si elevano. Nel contempo i tassi per i mutui scendono e spingono moltissime famiglie a comprare la prima e anche la seconda casa. In questo momento qualcuno parla di bolla immobiliare. Ed ha ragione. Tutto dipende dalla tenuta dei tassi bassi. Qualora i tassi dei mutui dovessero salire di circa tre punti la domanda di case scenderebbe sensibilmente e l'offerta dovrebbe adeguarsi. Questo rialzo poderoso delle case oltre che dal libero mercato dipende dall'assenza di politica per le case da parte dei governi, come la bolla internet(questa ha sicuramente colpito i risparmi degli italiani e continua a produrre effetti come i bassi consumi) è conseguenza di una inesistente normativa sul risparmio per cui sedicenti analisti di società italiane quotande alla borsa di Milano calcolavano il loro valore su un ipotetico raggiungimento dell'utile dopo circa 5 anni. Sedicenti analisti che si rifacevano al mercato USA, mercato USA che è fatto di oltre 350 milioni di persone che parlano la stessa lingua. |