CANTI DI RIFLESSIONE
I siciliani, a una certa età, diventano filosofi, spesso anche religiosi. Il pensiero della morte fa capolino sempre più nella loro vita quotidiana. Si cominciano a fare i primi bilanci di una intera vita. E si comincia a pensare alla partita o meglio alla dipartita. Non a caso Luigi Pirandello scrisse quel racconto di quel tale che comprò la cassa da morto, senza che avesse alcuna malattia. Se la portò in casa e la esponeva come fosse un bel mobile. Un modo molto originale per esorcizzare la morte.
crozza_small[1].gif (1686 bytes)   Vitti na crozza  48kb
L'incontro con la crozza o col teschio è l'incontro con la morte che ammonisce. Prima o dopo verrà il tuo momento, avverte la morte. Una buona sepoltura può essere segno di vita morigerata. Si pensi che ora, come chissà da quanto tempo, la morte violenta è spesso accompagnata da esposizione(e il morto diventa pasto delle belve e degli uccelli spazzini), distruzione, occultamento o dispersione del cadavere dell'ucciso. Ma non solo una buona sepoltura serve, ma bisogna scontare i peccati in questa vita piuttosto che nell'altra. Non scrivo i versi della canzone perchè famosissimi, comunque sono di per sè inseriti nel file-kar che io stesso ho modificato.
fireanim[1].gif (12205 bytes)   Caltagirunisa (42 cmps di Alberto Favara) 4kb
Segnalata da Diego Vella di Caltagirone. E' un canto d'avvertimento per gli amanti, per coloro che si amano al di fuori del legame matrimoniale. E' forte il senso del peccato.Guai a chi non riuscirà a sconfiggerlo in questa vita, perchè nell'altra vita, mandato nel fuoco eterno dell'inferno, se ne pentirà amaramente. I versi descrivono l'incontro di due amanti dopo la morte all'inferno che si rinfacciano di essersi amati in terra. E ognuno addossa la colpa all'altro.
Il canto, ritmato dai tamburi, sembra un accompagnamento al patibolo dei condannati a morte. Questi i versi:
Ivi a lu 'nfernu ca ci fu' mannatu,
Si nun c'era mannatu nun ci iva.
A la porta c'era Giura assittatu,
C'un libbiru a li manu chi liggiva.
Ddà c'era lu focu addumatu,
'Ntra mmenzu la me' 'manti chi s'ardiva.
Idda mi dissi: "Cori Sciliratu,
Vidi quantu peni chi patu pi tia!"
Ju ci dissi: "Nun mi avissi tu amatu,
Ca lu focu chi t'ardi 'un t'ardiria."

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