CANTI DI RIFLESSIONE |
I siciliani, a una certa età, diventano filosofi,
spesso anche religiosi. Il pensiero della morte fa capolino sempre
più nella loro vita quotidiana. Si cominciano a fare i primi bilanci
di una intera vita. E si comincia a pensare alla partita o meglio
alla dipartita. Non a caso Luigi Pirandello scrisse quel racconto
di quel tale che comprò la cassa da morto, senza che avesse alcuna
malattia. Se la portò in casa e la esponeva come fosse un bel mobile.
Un modo molto originale per esorcizzare la morte. |
Vitti na crozza
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| L'incontro con la crozza o col teschio è l'incontro con la morte che ammonisce. Prima o dopo verrà il tuo momento, avverte la morte. Una buona sepoltura può essere segno di vita morigerata. Si pensi che ora, come chissà da quanto tempo, la morte violenta è spesso accompagnata da esposizione(e il morto diventa pasto delle belve e degli uccelli spazzini), distruzione, occultamento o dispersione del cadavere dell'ucciso. Ma non solo una buona sepoltura serve, ma bisogna scontare i peccati in questa vita piuttosto che nell'altra. Non scrivo i versi della canzone perchè famosissimi, comunque sono di per sè inseriti nel file-kar che io stesso ho modificato. |
| Segnalata da Diego Vella di Caltagirone. E' un canto d'avvertimento per gli amanti, per coloro che si amano al di fuori del legame matrimoniale. E' forte il senso del peccato.Guai a chi non riuscirà a sconfiggerlo in questa vita, perchè nell'altra vita, mandato nel fuoco eterno dell'inferno, se ne pentirà amaramente. I versi descrivono l'incontro di due amanti dopo la morte all'inferno che si rinfacciano di essersi amati in terra. E ognuno addossa la colpa all'altro. |
| Il canto, ritmato dai tamburi, sembra un accompagnamento al patibolo dei condannati a morte. Questi i versi: |
| Ivi a lu 'nfernu ca ci fu' mannatu, |
| Si nun c'era mannatu nun ci iva. |
| A la porta c'era Giura assittatu, |
| C'un libbiru a li manu chi liggiva. |
| Ddà c'era lu focu addumatu, |
| 'Ntra mmenzu la me' 'manti chi s'ardiva. |
| Idda mi dissi: "Cori Sciliratu, |
| Vidi quantu peni chi patu pi tia!" |
| Ju ci dissi: "Nun mi avissi tu amatu, |
| Ca lu focu chi t'ardi 'un t'ardiria." |
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