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La Praiuola di Terrasini

La Festa di li schetti a Terrasini(PA)

Un'ipotesi storico-culturale dell'origine della festa

di Salvatore La Grassa 

Foto e dettaglio della festa
La Festa di li schetti a Terrasini si svolge nel periodo pasquale, quindi è una festa mobile come lo è la Pasqua. In effetti non è una festa legata a tradizioni popolari molto antiche, piuttosti vengono ripresi simboli e valori legati alla cultura popolare contadina. Giuseppe Pitrè non fa alcun accenno a questa festa, e non ne riferiscono Salvatore Salomone Marino, Raffaele Corso, Angelo De Gubernatis e altri studiosi del folklore e usi niziali del popolo. E' una festa sicuramente legata alla storia della vivacissima Terrasini. La festa di li schetti nacque a Terrasini col concorso di compaesani che conoscevano usi e tradizioni popolari e di uomini di chiesa. E sicuramente, quando nacque, nella seconda metà dell'ottocento, doveva essere la risposta ad una crisi di matrimoni. Ma crisi di matromini, tra chi? C'è da ricordare che Terrasini è un centro di origine recente. Ed è composto dal paese di Terrasini e dal villaggio marinaro di Favarotta. Favarotta derivava questo nome da una sorgente che in tempi antichi sfociava in mare nel suo territorio. L'atto ufficiale di nascita del paese viene stabilito dal Regio Decreto 24 Ottobre 1836 di Ferdinando II di Borbone, che dispone:
" Il villaggio di Favarotta, cessando di far parte del Comune di Cinisi, resta aggregato sino al lido del mare al Comune di Terrasini.Il Comune di Cinisi conserva l'attuale suo territorio".
Terrasini, prima che fosse congiunto al villaggio marinaro di Favarotta, non aveva tradizioni marinare. Vennero da Carini e paesi viciniori, intorno alla metà del XVII secolo, i primi gruppi di contadini a trasferirsi nel feudo Terrasini di proprietà dei principi La Grua-Talamanca, famiglia nobiliare di Carini. Il feudo si estendeva dal mare con costa alta e molto frastagliata dal territorio del villaggio Favarotta alla spiaggia S.Cataldo cioè fino al confine con il territorio del comune di Trappeto, mentre nell'entroterra confinava con i comuni di Carini, Montelepre e Partinico.
Ma nella costa non c'erano abitati per mancanza di approdi sicuri. La fusione voluta dall'alto ebbe i suoi vantaggi dal punto di vista amministrativo, ma le due culture, quella marinara e quella contadina-pastorale, relative ai due villaggi unificati, continuarono a svilupparsi autonomamente tanto che ancora oggi si sostiene che le due culture non si sono fuse e ci sono ancora due tipologie anche antropomorfiche, due modi diversi di linguaggio e di concezione dell'esistenza. E' molto probabile che all'epoca in cui venne organizzata la Festa di li schetti nelle famiglie di Favarotta ci si sposava prediligendo, favorendo unioni tra persone della stessa cultura marinara, tra le famiglie dell'antico villaggio di Favarotta, o di altri paesi marinari. Molto probabilmente alcuni abitanti di Terrasini, di cultura e tradizioni contadine, ebbero qualche risposta negativa dalle famiglie dell'ex villaggio di Favarotta alle loro serie proposte di creare una famiglia con qualche ragazza dell'ex villaggio marinaro. Questo stato di cose molto probabilmente fece scattare il progetto di fondare una festa paesana che coinvolgesse tutti gli scapoli giovani del paese, appunto quella che fu chiamata la "festa de li schetti". La festa de li schetti probabilmente fu quindi un tentativo di comunione tra le due culture. Cioè fu una manovra di avvicinamento dei gruppi contadini ai gruppi marinari. Ed è da mettere in evidenza che nella mangiata comunitaria del sabato prima di Pasqua vi sono prodotti commestibili sia della cultura contadina-pastorale, come la carne di montone, sia della cultura marinara, come il pesce e non manca il vino prodotto nei vigneti locali. Furono i contadini a usare l'albero nella comunicazione della festa. Un albero di melangolo innestato. Non c'è bisogno di scomodare gli studiosi di religioni o gli antichi usi dei contadini greci che portavano in processione all'inizio della primavera un fusto d'albero trattato ritualmente.Non è necessario perchè non c'è alcuna connessione a quei riti agrari. Alla base della comunicazione degli scapoli contadini c'è la consapevolezza che per fare gli agricoltori ci vuole arte e tecnica, come arte e tecnica ci vuole per costruire barche e fare i pescatori. Il melangolo non è solo un albero ornamentale, un albero che dà arance amare e fiori profumati, ma è soprattutto l'albero su cui s'innesta la pianta di limone che da frutti richiesti dal mercato. Questa è una pratica agricola abbastanza seguita perchè consente uno sviluppo rigoglioso della pianta di limone grazie alla maggiore vigoria del melangolo e alla sua resistenza alle avversità naturali e ai parassiti. L'alzata dell'albero alla zita è anche assimilazione dell'umana esistenza alla vita vegetale, la pianta innestata è pronta per svilupparsi e sostenere una specie affine a dare i frutti, così come lo schettu è pronto a sostenere una famiglia con figli. Ma qui finisce la cultura o meglio l'albero culturale della festa di li schetti.

E' una vecchia tradizione
questa festa di li schetti
che a Pasqua di ogni anno
a Terrasini sol si fà.
Sono giovani aitanti
che sollevan a braccio teso
un bell'albero d'arancio
alla donna che hanno in cuor.
La ragazza tutta in ansia
al balcone se ne sta
per vedere se il suo giovin
quell'albero alzerà.
Sarà piena di gran gioia
se l'alzata riuscirà
sarà rossa di vergogna
se il suo uomo non ce la fa.
Questa festa di li schetti
di forza e giovinezza
d'amore e di gaiezza
a Terrasini sol si fa.

di Piri Bommarito

Composizione poetica tratta dal volume "A...Rivederci-Appunti fotografici" a cura di Ino Cardinale.
Uno zibaldone corredato da oltre 1200 fotografie messe a disposizioni dai tanti terrasinesi che hanno contribuito a realizzare i '100 del 2000'. Cioè 100 realizzazioni di opere in svariati campi cui i terrasinesi hanno cooperato sotto la regia del comitato "Terrasini Giubileo 2000" per onorare e ricordare l'anno del Giubileo 2000.Il volume "A...Rivederci" riporta con fotografie, documenti, commenti, aneddoti la storia di Terrasini dai primi del novecento quasi fino al 2000.

L'alzata dell'albero è una prova, una prova di impegno e di capacità. Così come nei racconti popolari il "pretendente sposo" deve superare delle prove prima che gli venga consentito di sposarsi con la "promessa": motivo molto frequente nelle fiabe.

L'altro aspetto culturale è il gesto di tenere alzato l'albero di 50 kg. sul palmo di una mano, per alcuni secondi per lo meno. Nessuno nasce capace di fare ciò. Ci vuole una scuola, una buona salute, una certa prestanza(ma non bisogna essere affatto robusti e muscolosi, perchè è la testa l'organo più importante per fare l'alzata dell'albero), una buona capacità di coordinare i movimenti del corpo, delle gambe, delle braccia, del busto, della testa e del collo: insomma ci vuole allenamento. Non si può improvvisare. Quindi è un gesto culturale, non naturale. Se la sessualità è naturale, l'ha dato Dio o la natura, la virilità viene raggiunta in due fasi; in un primo momento con la negazione della sessualità animale, cioè con assimilazione dell'umana esistenza alla vita vegetale (la presenza di bambini nella festa indica ciò), in cui viene adombrata, svelata una tecnica coltivatoria(l'albero del melangolo è significante non in sè, ma come albero che si ristruttura, si trasforma e acquista nuovo significato: infatti viene tagliato perchè il suo impiego culturale è più importante delle sue capacità naturali: per questo c'è un'aura misterica che circonda la fase del taglio dell'albero), tecnica che costituisce il vero valore aggiunto(cultura). Nel secondo momento c'è l'alzata dell'albero, dopo la consapevolezza raggiunta del valore della tecnica coltivatoria sul melangolo, tecnica che è tutto il contrario dell'impeto e della furia. L'alzata dell'albero presuppone una grande capacità di autocontrollo, disciplina, impegno, e coordinazione ed è un gesto atletico moderno, una azione non improvvisata con la quale l'uomo, conscio dei propri limiti, tenta di superarli.
A Terrasini l'alzata dell'albero era un gesto atletico finalizzato, come buon viatico per conseguire l'amore di una ragazza.
Gli schetti che non vogliono fare una cattiva figura nell'alzata dell'albero di solito fanno parte del comitato organizzatore: si può avere possibilità di fare qualche prova prima con l'albero(inoltre è possibile fare qualche esercizio con i melangoli degli anni precedenti). A meno che non si faccia parte di una famiglia di coltivatori di agrumi: in questo caso potrebbero costruirselo direttamente un melangolo per allenamento.
Nei primi tempi di questa manifestazione non c'era una gara tra i partecipanti, il piatto forte della festa odierna. La domenica di Pasqua l'albero di melangolo o arancie amare di circa 50 kilogrammi riceveva la benedizione del parroco del Duomo. Poi addobbato con nastrini colorati, fazzolettini rossi, sonagli e aineddi, piccoli formaggi a forma di agnellini(aineddi che ora non si usano più, ma che allora erano segni dell'attivismo dei contadini e dei pastori in seno alla festa: gli agnellini venivano scolpiti in forme di formaggio con appositi coltelli) faceva il suo viaggio per le vie del paese dove veniva portato a turno dai componenti del comitato de li schetti. Chi lo desiderava, poteva alzare l'albero, dove lo volesse.Ovviamente bisognava prenotersi uno o due giorni prima. Il percorso della processione variava a secondo dove i componenti del comitato o altri schetti intendevano fare l'alzata dell'albero. L'alzata dell'albero per eccellenza era quella che veniva fatta sotto il balcone della ragazza corteggiata. La Festa di li schetti auspicava l'apertura ai matrimoni tra gli abitanti dei due paesi che da pochi decenni erano stati unificati da un punto di vista amministrativo. L’alzata dell'albero molto spesso era proprio una dichiarazione d’amore, quasi un’anticipazione della “parlata” tra i genitori dei ragazzi. "Parlata" che doveva stabilire l’impegno d’amore dei figli.
Oggi i tempi sono cambiati anche grazie alla Festa di li schetti. La Festa di li schetti è vista ora dalla gran parte dei terrasinesi anche come un modo di evidenziarsi nel panorama delle feste paesane siciliane e non siciliane. In altre località durante le feste paesane ci sono pure manifestazioni di destrezza , ma non sempre queste manifestazioni vergono organizzate ed eseguite dagli stessi abitanti del paese in festa. Gli sbandieratori, taluni bravissimi, sono diffusi in molte cittadine italiane. Famose sono le giostre con cavalieri bardati come nel medioevo che puntano con la lancia un manichino girevole fornito di palla di ferro.Poi ci sono le gare podistiche, quasi dovunque diventate internazionali. Ci sono le gare con gli archi, le gare con le balestre, con le barche, con i cavalli. Ma direi che in nessun altro posto è evidenziato come la partecipazione all'alzata dell'albero, cioè il gesto tecnico- culturale significativo della festa, sia quasi una esclusiva dei terrasinesi o di emigrati o figli di emigrati terrasinesi.
Da circa un trentennio l'aspetto agonistico della festa di li schetti è prevalso sul corteggiamento. Anzi l'alzata dell'albero davanti al balcone della zita non è più fondamentale. L'alzata dell'albero può essere pure un omaggio, un rispetto verso una famiglia, verso delle persone di età veneranda, verso bambini che desiderano vedere l'alzata dell'albero sotto il proprio balcone. Prima nel pomeriggio della domenica di Pasqua c'era una esibizione nella piazza del Duomo di alzate dell'albero da parte sia dei componenti del comitato dell'anno sia dei componenti del comitato de li schetti degli anni precedenti sia da parte di terrasinesi, emigrati all'estero, che ritornavano per l'occasione. Dagli anni 70 si fa una gara, e ci sono due categorie, quella de li schetti e quella dei maritati. L'importanza odierna dell'aspetto agonistico e salutistico è dato pure dal fatto che la domenica delle Palme si svolge la giornata dedicata ai bambini, che si cimentano nell’alzata di un albero più piccolo ovviamente adeguato alla loro prestanza fisica. Probabilmente in questo moderno contesto si è perso il collegamento al melangolo, come albero culturale che trasforma il suo ruolo diventando sostegno della coltura dei limoni. In Usa a Detroit, dove vive una numerosa comunità di terrasinesi e figli di terrasinesi dal 1986 viene organizzata pure una Festa di li schetti. Tale festa serve a rinserrare i rapporti tra i terrasinesi che vivono a Detroit oltre che a rinnovare una tradizione che rifonda Terrasini in un posto lontano dai patrii lidi.