MEMORIALE

di Paolo Volponi

Riassunto, con note esplicative sul comportamento del personaggio principale
(a cura di Salvatore La Grassa).    Seconda  parte


Albino continuava a figurarsi la madre come negli ultimi tempi di Avignone. Come la prima volta che entrarono nella casa di Candia quando gli parve che l'ingresso nella nuova casa fosse solo di loro due e che loro due dovevano continuare da soli. Quella era l'unica figura della madre della quale gli riusciva di parlare(Viene fuori un sentimento celato nel cuore di Albino, il vagheggiamento di un rapporto esclusivo con la madre, che esclude persino il padre pur essendo questi ancora vivo. Ecco delinearsi il non superamento del complesso d'Edipo da parte di Albino).
L'assistente sociale gli fa delle raccomandazioni ovvie. Lo sollecita a rientrare presto la sera da sua madre e a riprendere con lei dei rapporti più sereni.
"Negai e continuai a negare quasi tutto, mentre sentivo in me trepitare uno strano sentimento che mi induceva a mentire, anche perchè capivo che quelle verità erano insufficienti(il suo rassicurare l'assistente sociale circa i buoni rapporti che conduceva con la madre). La mia menzogna lievitava una verità molto più grossa, dentro di me da tanti anni, e che stava venendo fuori insieme al gusto di offendere, con le menzogne, mia madre e me stesso insieme; insieme, anche se sotto la menzogna o meglio sotto un'apparenza non più corrispondente alla realtà. 
 - Non dica bugie. Lei oggi evita sua madre e cerca di farle male in tutti i modi. - Questo diceva ad Albino l'assistente sociale e queste parole gli davano una grande soddisfazione, perchè gli apparivano vere e gli diedero quasi la gioia di essere stato capito e di essere a contatto con sua madre come da ragazzo. Ma Albino vuole sapere di più, vuole conoscere tutte le confidenze che la madre ha fatto all'assistente sociale per sapere se sua madre abbia ricevuto e subito tutti i torti. Allora Albino per farla decidere fu più categorico e alzandosi in piedi disse all'assistente sociale: - Non posso accettare quello che lei dice. Io sono solo con la mia coscienza. Amo e rispetto mia madre che può dirmi tutto quello che vuole. La fabbrica non c'entra per niente e deve lasciarmi tranquillo. Io sono un lavoratore(e Albino aveva scelto di andare a lavorare in fabbrica per sconfiggere i suoi mali). - L'assistente sociale reagisce e decisa risponde: - Perchè in sanatorio non hai mai voluto vedere sua madre? Perchè non torna a casa presto dopo il lavoro? Perchè non parla? Ha perfino nascosto i vestiti di sua madre per impedirle di venire a parlare con noi. - 
Tutto ciò era vero, ma in un modo più profondo di quello che risultava all'assistente sociale .
Albino a quel punto intuì che era solo con la sua verità(attaccamento morboso alla madre) e con la lotta contro i suoi mali e che da quel momento doveva cominciare la ricerca di un aiuto, di una persona che lo potesse aiutare .
Albino tornò quell'ottobre altre tre volte dall'assistente sociale, ma costei non gli fece cenno di altri torti arrecati alla madre a lei confidati. Albino si convinse che era l'assistente sociale a non ritenere importanti certi fatti, connessi al suo rapporto con la madre, fatti che invece lo erano per lui( la forma del memoriale, del narrare intimistico non consente di conoscere tali fatti).
In fabbrica Albino torna alla carica per ottenere la qualifica. Si rivolge a Manzino, il suo capo-squadra. Ma costui gli risponde che non ritiene opportuno proporlo per il passaggio di qualifica. Albino risce a dominarsi e gli chiede il permesso per andare a parlare con l'Ufficio del personale e con la Presidenza. Albino si accorge di aver sorpreso lo stesso Manzino e cosi annota: "Manzino si guardò attorno e dovette accorgersi che molti lo stavano osservando." - "Mi fissò - ricorda Albino - e capìi che io ero forte in quel momento che consideravo estremo(stato euforico - maniacale). Ma giunto alla scala che lo doveva portare all'Ufficio per il personale Albino si sente privo di mordente e decide di rimandare a un altro giorno. Rientrato a lavoro comincia a stravedere i pezzi che andava lavorando. Alcuni li vedeva crescere come montagne, dove le rigaturedei pezzi diventavano strade, altri pezzi s'impicciolivano, animandosi per comporre tutt'insieme delle creature sconosciute, oppure sembravano fermi sopra un animale(fantasie melanconiche con caduta di tono che si alternano con episodi euforico-maniacali come quello appena descritto).
Albino decide di starsene a casa e convince la madre a presentarsi due giorni dopo presso l'infermeria della fabbrica a dire che lui era malato e a chiedere il certificato regolare della mutua.

Continua

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