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Smog interrato contro l’effetto serra
L’Italia: il rimedio eviterà il pagamento di una tassa sulle emissioni
di anidride carbonica
di LUCA LANCISE
ROMA — Si chiama «sequestrazione geologica», consiste nell’imprigionare
sottoterra le emissioni inquinanti di anidride carbonica - quelle responsabili
del surriscaldamento del clima, per intenderci - ed è l’argomento
col quale la delegazione ministeriale italiana in partenza oggi per la California
cercherà di convincere gli Usa ad accettare alcuni punti del protocollo
di Kyoto sull’inquinamento mondiale. Non solo. Il ministero dell’Ambiente
si sta muovendo a grandi passi verso l’istituzione - a livello comunitario
- di una tassa che «punisca» le emissioni di CO2 nell’aria:
circa 15/20 euro a tonnellata, sulle orme di quanto la Norvegia per prima ha
fatto alcuni anni fa, trovando proprio nel «sequestramento geologico» l’alternativa
- ben accolta dagli industriali - per ridurre le emissioni tassate. Tant’è che
Fiat, Ansaldo, Enel, Eni e altre grandi industrie, hanno partecipato mercoledì a
una riunione sulla questione al ministero dell’Industria e partiranno
oggi per la California.
Una scommessa importante, giocata in prima persona dall’Italia.
Primo, per la tendenza tutta statunitense a stringere accordi bilaterali piuttosto
che multilaterali (come quelli di Kyoto): tocca quindi all’Italia, per
ora, dialogare con gli esperti Usa e presentare i risultati di una ricerca
dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia sull’interazione
tra l’anidride e i serbatoi sotterranei che dovrebbero contenerla.
Secondo, perché è stata l’Italia ad organizzare, in qualità di
presidente di turno dell’Ue, il workshop europeo sui «Cambiamenti
climatici in Europa» ospitato giovedì e venerdì scorsi
nella Fortezza da Basso (Firenze). Da qui arrivano le principali novità che
la delegazione guidata da Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente,
porterà nel confronto con gli esperti del Dipartimento dell’Energia
Usa. Dalla convinzione che i mutamenti climatici in corso sono dovuti a immissioni
artificiali di gas prodotti dall’uomo, all’allarme sul 2003 quale
annus horribilis sul fronte dei decessi per questioni climatiche, agli esperimenti
sulla «sequestrazione». Agganciati alla vera questione in ballo:
passare dai combustibili che producono CO2 - il petrolio su tutti - all’idrogeno,
in grado di fornire energia pulita.
«
L’idrogeno non produce CO2 ma non esiste in natura, occorre produrlo
e questo provoca emissioni di anidride - spiega Fedora Quattrocchi, responsabile
del Laboratorio di Geochimica dei fludi dell’INGV - L’idea è concentrare
questa produzione in poche e grandi piattaforme, da cui l’anidride, invece
di finire nell’aria, viene imprigionata sottoterra». Le maggiori
difficoltà arrivano proprio dalle procedura di «cattura».
Ma gli italiani sono ottimisti: a Wayburn, in Canada, è in atto un progetto
internazionale - coordinato per l’Italia dalla stessa Fedora Quattrocchi
- che consiste nel gettare le emissioni inquintanti proprio nei pozzi di petrolio.
Insomma, rispedirle al mittente. «Gli americani hanno visto che l’immissione
degli scarti nei pozzi aumenta spontaneamente la salita del petrolio, funziona
come una sorta di pompaggio». Insomma, hanno visto che conviene, e si
mostrano interessati. Di mezzo, del resto, ci sono i soldi: la tassa europea
sulla CO2 e una unica politica comunitaria sul clima, sono le principali argomentazioni
che l’Italia porterà alla conferenza mondiale sul clima in programma
a Mosca a fine mese. Politici e industriali, adesso, dovono giocare le loro
carte.
domenica 14 settembre 2003