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a servirvi, Salvatore La Grassa alias Valsesta Sagralora

 

Parte ludica

 Consapevoli del nostro ruolo affatto subalterno(o comunque marginale in seno alla cultura dominante)ci piace riportare una favola di Fedro: "mosche cocchiere". E per l'appunto, come sito internet, ci sentiamo, e ne ridiamo pure, mosche cocchiere.
Però se qualcuno ognitanto fa capolino  gli siamo veramente grati.
Le nostre battute, pur se pungenti e spassose, sono innocue e scanzonate. Non vogliono colpire in particolare nessuno. Qualche volta facciamo cronaca, perchè  certi avvenimenti si prestano per essere reinterpretati in maniera assolutamente originale rispetto a come vengono presentati da altri massmedia. A nostro modesto avviso internet può andare più avanti pure per questa via. Far sentire il parere del gatto o di un altro animale, privilegiare lo stupore attonito del bambino che è in tutti noi,  animare il linguaggio debole e ripetitivo del vecchio: questa è la nostra espressività . Nostra intenzione è, quando ce ne viene l'estro e quando risentiamo i segni di un mondo ambiguo o alla rovescia, far sentire il nostro ronzio...Là dove c'è lezzo...Ma sappiam esseri seri, tuttavia sempre vivaci, là dove l'argomento, il tema ci si mostra granitico, quadrato, inappuntabile. 
Qualcuno ci lancia qualche strale? Non sopporta il nostro riso? Ci dispiace. Ognuno proietta sul proprio fratello, sul vicino,  i propri problemi e le proprie angustie.
Si spera tanto che tra i responsabili della censura in internet(che parola grossa) non ci sia un altro Domiziano, l'imperatore romano che aveva un "otium" particolare: infilzare le mosche con l'arco. Forse perchè allora Roma era tutto un...lezzo e ancora non avevano mezzi idonei per diminuire la popolazione di questi insetti.
 

Mosche cocchiere
Una mosca posata sul timone del carro redarguì così la mula:
"Quanto sei lenta! Vuoi andare avanti più svelta? O vuoi che ti trafigga il collo?"
"Bada, non mi muovo per le tue parole"
Le rispose la mula: "ma ho paura di quello là, che seduto a cassetta con l'agile sua sferza batte il tempo e regge il freno madido di schiuma. Metti da parte una superbia futile, lo so io quando correre o non correre".

Parte civica: Perchè siciliaquadra?

Il nome di siciliaquadra sta a testimoniare un bisogno di cambiamento all'interno della mentalità dei siciliani. Per esempio nei confronti della mafia. Da quando è nata, siciliaquadra ha proposto link antimafia. Da poco tempo si è ribadito di puntare ancora di più su questa problematica facendo della metopa di Perseo che trafigge la Gorgone un enblema della lotta alla criminalità organizzata. In altra pagina spiego l'ambivalenza degli antichi greci nei confronti della "gorgoneion" e di ciò che rappresentava. Anche noi siamo mafiosi, perchè usiamo il loro delirante linguaggio, perchè amiamo sentire, vedere le gesta criminose di questi furiosi. La mafia ha irretito e ancora irretisce moltissimi siciliani: serpeggia ancora tra il popolo l'idea che la mafia levi ai ricchi e dia ai poveri, che porti lavoro, che bisogna convivere con essa, e quindi pagare il pizzo per sopravvivere; la mafia conosce il fondo, il sottostante dell'animo, del linguaggio dei siciliani e per incutere timore e rispetto all'interno e all'esterno della propria organizzazione i suoi capi sono detti la "madre", "mammasantissima" e coloro che ne fanno parte prima addirittura contraevano tra di loro un patto di sangue, poi si sentivano riuniti sotto una "cupola", comunque ancora molti li chiamano "uomini d'onore" . Ma onore di chi? Della "madre"? Si sentono eroi, come Perseo che compie l'impresa per difendere la madre. Ma la "madre-terra" Sicilia è stata fortemente danneggiata dalla criminalità organizzata. Molti imprenditori nell' ultimo trentennio hanno abbandonato l'attività molto probabilmente per non sottostare al giogo della criminalità organizzata e si sono perduti molti posti di lavoro. Di converso molti imprenditori paventano di investire in Sicilia.
La mentalità baronale, tipica dell'economia curtense, è dura a morire. In Italia questo tipo di mentalità ha creato la cura del "particulare", del proprio orticello e l'evasione fiscale ne è un aspetto. In Sicilia, una terra che non ha conosciuto nel medioevo lo sviluppo nè di repubbliche marinare, nè di comuni retti dalle corporazioni di mestieri, il pensiero, il linguaggio baronale condiziona ancora. Nella realtà storica i baroni tartassavano il popolo e i contadini. Ma questa operazione la delegavano ai "bravi", ai "sentiti", a chi era capace di alzare la voce, le mani e il coltello, arrogandosi un potere che spettava alla gendermeria del re. Il binomio culturale baroni e loro "mandati" si rafforzò nel pensiero popolare quando il re, il potere centrale, finito ufficialmente il feudalesimo, cominciò ad obbligare alla leva militare, che poteva avere anche una durata ventennale. Col feudalesimo tale obbligo spettava ai baroni, ai vassalli. I contadini e il popolo delle città, ancora non educato all'idea di "stato"(non ce n'era esperienza come detto sopra, e il concetto di polys greca era sepolto) videro di malocchio questo obbligo. Prima andava alla guerra il soldato di ventura, il mercenario: la leva dell'obbligo fu sentita una imposizione. E se prima i contadini condividevano coi grandi proprietari terrieri solo taluni valori, con l'obbligo della leva il punto di vista dei latifondisti acquistò più credito.

 

Il secondo nome

Il mio avatar è il mio secondo nome, che ho tratto dal mio primo nome anagrammandolo. Valsesta Sagralora? Perche? Perchè a 25 anni, negli anni 70-80, ho scoperto la complessità dei riti iniziatici dal professore, Alfonso Di Nola, sull'enciclopedia delle religioni. Dovevo svolgere la tesi di laurea che avevo scelto sulle fiabe, "analisi diacronica e sincronica di un racconto popolare", e trovai illuminante la chiave di lettura proposta dal professore di storia delle religioni. Mi avevano fatto studiare i "crepuscolari", Gozzano, Marinetti e altri minori e la scuola ufficiale mi aveva tenuto nascosto i riti iniziatici. Riti iniziatici di cui nemmeno Freud e Jung( di loro avevo letto qualche libro) si erano realmente interessati, presi com'erano, dalle loro teorie astoriche(anche Freud generalizza i concetti di primitivi, di orda primordiale, di castrazione del padre). Riti iniziatici che sono, a mio avviso, la prima, grande risposta dell'uomo, dell'uomo sociale, della cultura alla natura e che hanno influenzato, anzi permeato tutto il linguaggio umano, tutte le opere dell'uomo(prova ne sia quanto ancora sia difficile l'inserimento della donna nella società moderna al di là della sua funzione procreativa: la forte demarcazione imposta ai sessi tipica dei riti iniziatici fa ancora sentire il suo peso). Del professore Alfonso Di Nola apprezzo il rigore metodologico, il riportare ogni fatto religioso al suo contesto storico e socio-economico, l'idea che i fatti religiosi riguardano l'uomo e che sono funzionali alle società in cui vivono, e apprezzo soprattutto il suo impegno nel sociale. Dopo l'incontro col professore ho abbandonato le letture di testi di psicoanalisi e mi sono arricchito con lo studio delle fiabe, dei miti, dei racconti popolari, degli usi e costumi del popolo. Mi sono laureato in "materie letterarie" alla facoltà di Magistero di Palermo con la tesi sù accennata col professor Giuseppe Bonomo, di cui ricordo, oltre che il rigore metodologico, lo studio approfondito dell'uso di ricorrere ai maghi presso tutte le classi sociali e il prezioso studio storico sulla crescente intolleranza in Italia, nel medioevo fino al 600, verso le fattucchiere, per cui quest'ultime divennero streghe da portare al rogo, e soprattutto il suo senso quasi amareggiato di essere siciliano, per i dubbi che lo assalivano circa una capacità dei siciliani di rielaborare una nuova cultura capace di abbattere una mentalità che veniva alla Sicilia dal baronato .. Per spiegare meglio il "sagralora" del mio secondo nome, confesso che avrei voluto il professore Alfonso Di Nola, come mio professore di religione dalle scuole medie in sù. Mi ricordo, quando andavo a scuola, che tutti i professori di religione, in quell'ora settimanale, facevano lezione solo a 4, 5 compagni, mentre tutti gli altri lo ignoravano.Il professore di religione era seguito solo quando non parlava di religione, ma di problemi, realtà concrete.