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Il fuco
Morfologia
Più lungo di un'operaia (circa 15 mm contro 13 mm); addome più
tozzo, torace più largo (circa 5 mm contro i 4 mm di un'operaia),
volo più lento e rumoroso; non è difficile distinguere a
colpo d'occhio, su di un favo coperto di api, i fuchi dalle operaie. Tuttavia
esistono maschi piccoli delle dimensioni di un'operaia, nati in celle
da operaia, generati da una regina non più feconda o da operaie
ovaiole. Il peso di un fuco è di circa 0,23 g. Esso è riconoscibile
oltreché dalla morfologia dell'addome più tozzo, rettangolare,
anche dalla conformazione degli occhi composti, più grandi (circa
67.000 faccette contro le 3.000 di un'operaia), che ricoprono quasi tutta
la testa fino a essere quasi contigui.
Esistono altre caratteristiche meno appariscenti: antenne più lunghe
e sensibili; zampe senza pettine e cestello; lingua molto corta (insufficiente
per bottinare); sacco melario più piccolo di quello di un'operaia;
mancanza di pungiglione; presenza di organi sessuali maschili sviluppati.
Tuttavia meno della metà dei fuchi sono atti ad accoppiarsi e a
fecondare.
Ciclo di vita
I fuchi nascono da uova non fecondate (ovuli o uova aploidi) deposte da
regine di almeno un anno, in alveoli più grandi di quelli delle
operaie, situati ai bordi del favo, sovente in basso, oppure da operaie
che, sostituendosi alle regine, depongono uova negli alveoli di operaie
(quando la regina manca o è vecchia o non feconda), dando origine
a piccoli fuchi. Si tratta quindi di riproduzione partenogenetica.
I fuchi sono individui aploidi o monoploidi, le cui cellule contengono
16 cromosomi anziché 16 paia (cioè 32 cromosomi), come nel
caso della regina e delle operaie. I fuchi non hanno padre, tuttavia hanno
un nonno materno. In questi ultimi anni è stato messo in luce che
il sistema di determinazione del sesso è doppio. Oltre ai maschi
aploidi, generati per partenogenesi, vengono concepiti dei maschi diploidi,
che le operaie eliminano allo stato di giovani larve.
Il numero di larve di fuchi diploidi aumenta con l'aumentare della consanguineità
delle famiglie di una località. Un favo di covata opercolata con
numerosi alveoli vuoti (oltre il 20%) costituisce un sintomo di consanguineità
della popolazione, a meno che la causa non sia diversa: anzianità
della regina, malattia della covata, ecc.
Ciclo di vita di un fuco
Stadio uovo, larva, ninfa Durata in giorni
Uovo 3 (0-3,1)
Larva non opercolata 6,5 (4-9,5)
Larva opercolata e ninfa 14,5 (9,5-24,1)
Nascita 24° giorno
Dopo 9-12 giorni dalla nascita avviene la prima uscita;
dopo 12-20 giorni dalla nascita il fuco raggiunge la maturità sessuale.
La morte sopravviene dopo circa 50 giorni dalla nascita, a meno che non
sia stato eliminato prima dalle operaie.
Nella zona litoranea dell'Italia centrale i primi maschi nascono in febbraio.
Essi circolano liberamente in tutti gli alveari dell'apiario (cfr. Malattie
delle upi). Dopo la sciamatura primaverile i fuchi vengono scacciati o
uccisi dalle operaie.
Comunque alcuni maschi sfuggono all'eliminazione e passano l'inverno nell'alveare.
Secondo Prost, nelle zone a clima mediterraneo i fuchi possono rendere
feconde le regine anche durante l'inverno, se si verificano delle belle
giornate, che permettono di effettuare il volo di fecondazione.
Utilità dei fuchi
È stato constatato che una regina si accoppia con diversi maschi,
fino a che la sua spermateca non contenga almeno 3-4 milioni di spermatozoi.
Un fuco può fornire circa 1 mm di liquido seminale contenente da
5 a 10 milioni di spermatozoi. Circa il 10% degli spermatozoi viene alloggiato
effettivamente nella spermateca della regina, mentre il 90% va perso.
La regina si unisce a una quindicina di fuchi durante il volo nuziale.
All'atto dell'unione gli organi genitali del fuco si strappano e il fuco
muore.
A prima vista non è chiaro perché una famiglia generi migliaia
di fuchi in una stagione, quando solo una decina sono indispensabili,
e, assunto un buon margine di sicurezza, alcune centinaia sarebbero sufficienti.
A un esame più approfondito, tuttavia, il numero dei fuchi non
risulta poi così eccessivo, come sembra a prima vista. Anzitutto,
una parte dei fuchi non è feconda; quelli fecondi raggiungono la
maturità sessuale dopo 15 giorni dalla nascita: ciò significa
che per il primo terzo della loro vita non sono in grado di accoppiarsi.
In conclusione, controllando statisticamente una popolazione di fuchi,
si rileva che solo il 12-13% sono in grado di fecondare una regina: la
maggior parte sono infatti infecondi o immaturi. Se a questo si aggiunge
che una regina ha bisogno di accoppiarsi con una decina di fuchi, si può
dedurre che sono necessari 80 fuchi per ogni regina.
Una famiglia che conta 1.500 fuchi ha quindi un margine di sicurezza uguale
a 20 circa; margine che non è molto superiore a quello dell'allevamento
di regine. Infatti è normale che la famiglia allevi 15-20 celle
reali per ottenere una regina di sostituzione.
A parte ciò, l'immagine del fuco ozioso, inutile, imbelle, che
vive a spese della colonia, deve essere riveduta e corretta; prova ne
sia che l'idea di ridurre il numero di maschi per mezzo di trappole, messa
in pratica da taluni apicoltori, non ha dato assolutamente i risultati
sperati: la produzione degli alveari in cui erano stati eliminati i maschi
non presentava, infatti, differenze significative rispetto a quella in
cui i maschi erano stati lasciati indisturbati. E bene ricordare, inoltre,
che il maschio non svolge solo la funzione dell'accoppiamento.
a) I maschi partecipano all'interscambio del nettare con le operaie allo
scopo di trasformare il saccarosio in glucosio e levulosio e di concentrare
il liquido, diminuendone il tenore d'acqua. Infatti nel sacco melario
delle api la presenza di enzimi trasforma il saccarosio e contemporaneamente
il nettare viene concentrato mediante parziale eliminazione dell'acqua
per osmosi (un'ulteriore concentrazione ha luogo negli alveoli non opercolati
mediante il calore e la ventilazione). Il nettare passa dunque attraverso
numerose operaie, prima di essere introdotto negli alveoli, e i fuchi
distribuiscono il nettare alle operaie.
b) Le uova e le larve devono esse incubate per tre settimane prima che
l'insetto nasca. I fuchi producono calore e partecipano all'incubazione.
Per ogni fuco che cova, una operaia addetta a lavori interni può
liberarsi e divenire bottinatrice.
c) La presenza dei fuchi (o meglio il loro odore) stimolerebbe l'attività
delle operaie.
d) I numerosi fuchi che circondano la regina durante il volo nuziale formano
una cortina di protezione, riducendo il pericolo che essa sia vittima
di un predatore (per es. rondine).
Luoghi di convegno dei fuchi
Negli Usa, in Francia e in Germania, sono state osservate ripetutamente
delle formazioni di sciami di fuchi in certe località, nel primo
pomeriggio di belle giornate di sole primaverili, lungo il litorale; più
all'interno tali formazioni hanno luogo nei mesi estivi. Lo sciame si
sposta lentamente, in forma di sfera, oppure più rapidamente in
forma di cometa. In queste località di convegno e di accoppiamento
i fuchi dimostrano un alto grado di eccitazione e si librano in rapide
evoluzioni che contrastano con la loro abituale lentezza. Le regine sono
attirate da questi raggruppamenti di fuchi. Sembra quindi che i maschi
della colonia di una località compresa in un raggio di 15-16 km
si raggruppino per dar luogo a questi convegni di accoppiamento. In ogni
caso, non sono i fuchi di un alveare che si accoppiano alla regina dell'alveare.
Questo spiega perché la selezione in apicoltura incontri grossi
ostacoli e possa essere operata solo in stazioni di fecondazione isolate,
dopo l'eliminazione di tutte le colonie autoctone, oppure facendo ricorso
alla fecondazione artificiale in laboratorio. In pratica, tuttavia, limitandosi
a selezionare le regine e tralasciando il controllo dei maschi, gli apicoltori
ottengono generalmente risultati ugualmente positivi; il che spiega perché
questa forma di selezione risulti tuttora la più diffusa.
Considerazioni finali
Numerosi sono ancora i punti non completamente chiariti circa la nascita
e la vita dei fuchi.
Caillas, nell'edizione 1974 del suo rimarchevole libro, La conduite du
rucher, non menziona la molteplicità degli accoppiamenti della
regina. Nel passato, infatti, un solo accoppiamento era ritenuto sufficiente.
Ora, è invece assodato che la regina durante il volo di fecondazione
si accoppia ripetutamente. Per la prima volta un film realizzato in Germania
(presentato al Congresso Apimondia di Acapulco, nel 1981), fissando una
regina vergine a un braccio rotante sul quale era stata montata una cinepresa,
ha mostrato la sequenza degli accoppiamenti. Alcuni autori affermano che
in qualche raro caso la regina potrebbe effettuare un secondo volo di
fecondazione anche dopo uno o due anni, qualora la spermateca abbia esaurito
le scorte; tuttavia tale teoria è respinta dalla maggioranza degli
specialisti.
Secondo Prost la lingua del fuco è molto corta, ma gli permetterebbe
di nutrirsi da solo all'interno dell'alveare. Precedentemente Alphandery
affermava che la limitatezza della lingua impedirebbe al fuco di nutrirsi
da solo nell'alveare e che le operaie lo nutrirebbero con nettare fresco
(contenente dal 60 all'80% di acqua). Se ciò fosse corretto, i
fuchi non potrebbero sopravvivere d'inverno, quando il nettare manca,
mentre Prost ci assicura che alcuni fuchi sopravvivono nell'arnia e possono
accoppiarsi, nella zona mediterranea, anche d'inverno, quando le condizioni
climatiche sono favorevoli.
Riguardo alla nascita dei fuchi, una teoria ampiamente diffusa sosteneva
che la regina avrebbe la facoltà di deporre ovuli con la superficie
ricoperta di spermatozoi (uno dei quali penetrerebbe nell'ovulo attraverso
il micropilo), oppure senza spermatozoi. In quest'ultimo caso, l'ovulo,
deposto dalla regina negli alveoli più grandi riservati ai maschi,
darebbe origine a un fuco. Secondo altri studiosi, invece, la regina giovane
e feconda deporrebbe solo uova fecondate; sarebbero le operaie ad asportare
gli spermatozoi dall'ovulo per evitare la fecondazione. Studi recenti,
infine, hanno messo in luce che la regina, prima di deporre, ispeziona
l'alveolo e, con le zampette anteriori, ne prende la misura: quando la
dimensione è quella di una cella da fuco, per riflesso automatico,
essa depone un ovulo non fecondato.
Secondo Gontarski un ovulo non fecondato potrebbe dare eccezionalmente
origine a una regina (come pure, un uovo fecondato, a un maschio). Tali
regine si accoppierebbero, deporrebbero uova e sparirebbero subito dopo
la nascita di una nuova regina.
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